Dopo l’incontro con Antonella Sbuelz di lunedì 11 ottobre 2021 i ragazzi della IV B del liceo scientifico di Gorizia hanno scritto i loro pensieri.

Con gli occhi dei meno fortunati
Mi è piaciuto molto l’incontro con Antonella Sbuelz. Poter dialogare in prima persona con lei è stata davvero una fortuna. Attraverso il suo romanzo “Questa notte non torno” siamo riusciti a trattare di temi a cui io mi sento molto vicina. Il più bello a cui penso è la Scrittura. Lei ci ha fatto capire la sua visione tramite una semplice parola: “Empatia”, proprio a indicare che ogni volta che una persona scrive o legge l’empatia entra in gioco ed è inevitabile che ciò accada. Ho fatto caso a questa cosa appena tornata a casa, risfogliando le pagine del romanzo, perché ad ogni sottolineatura ed appunto ho incontrato proprio lei: l’empatia. A me piace molto scrivere e di solito tutto ciò che viene fuori dai miei pensieri lo raccolgo sul mio computer, in una cartella che ho chiamato “Scrivere”. Antonella Sbuelz mi ha fatto pensare a quanto sarebbe bello poter un giorno intitolarla “Leggere” e quindi condividerla con qualcuno che possa riconoscersi anche solo in alcune delle mie parole. Un altro tema che mi ha colpita in particolare è stato il dolore. Molte volte mi chiedo se il dolore sia necessario per crescere, ed è proprio di questo che abbiamo avuto modo di parlare. Come si deduce dalle storie di Mattia e di Aziz, ma come si può capire anche pensando alla vita di ognuno di noi, il dolore è un passaggio obbligato. Come diceva la professoressa, a volte alcune persone si trovano a doverlo affrontare prima di altre, ma la cosa certa è che, anche se in maniera diversa, tutti, prima o poi, dobbiamo farci i conti. Un altro argomento che mi ha coinvolto emotivamente è la Sofferenza. Mi sono trovata in linea con il discorso di Antonella Sbuelz. Lei ha fatto riferimento al fatto che, per dare il giusto peso alle nostre fatiche, basterebbe pensare che al mondo ci sono persone che devono far fronte a dei pesi molto più grandi dei nostri che sono pesi di persone “privilegiate”. I messaggi che sono stati lanciati sono davvero tanti, ed il bello è che ognuno dei presenti ha potuto fare tesoro di ciò di cui aveva più bisogno. Ciò che io ho portato a casa da questo incontro, riassunto con tre immagini, è: “nuovi orizzonti”, “speranza”, ma soprattutto “con gli occhi dei meno fortunati”. Un grande Grazie.

Veronica

Due mondi a confronto

“A te l’augurio che nessuna notte sia mai troppo buia”. Da una semplice dedica sul frontespizio di un libro ad una notte burrascosa per due ragazzi, con storie completamente differenti, ma che con grande umanità riescono ad aiutarsi l’un l’altro ed a superare le loro difficoltà. L’incontro con la professoressa Antonella Sbuelz inizia dall’analisi e dalla spiegazione del suo romanzo, salvo poi spaziare su svariate tematiche riconducibili ad alcuni passi. Partendo dalla vita tormentata di Aziz viene elaborata un’interessante riflessione sull’Afghanistan, non dal punto di vista militare e politico come spesso ci accade di sentire, bensì su un Afghanistan vivo e umano che subisce gli effetti collaterali della guerra e cerca in tutti i modi di mettere in salvo le proprie risorse. Queste risorse sono soprattutto i giovani ed in particolare le ragazze, la cui istruzione è tanto ostacolata dai poteri militari che si sono susseguiti nel Paese. Dall’altro lato della medaglia si trova Mattia, un ragazzo in cui ognuno di noi si potrebbe identificare. Ma Mattia è diverso dai suoi coetanei e la vita cerca di metterlo alla prova con una sfortunata serie di eventi che lo porta a rinnegare tutto e a scappare. In Mattia si possono leggere la disillusione del passato e la conseguente rabbia dopo aver compreso la fugacità delle felicità passate. Solo grazie all’incontro con Aziz comprenderà come invece la famiglia che ha tanto cercato di allontanare sia in realtà il suo tesoro più prezioso. Come filo conduttore tra le due storie ci sono le parole, che spesso collegano un capitolo con un altro e che rappresentano allo stesso tempo croce e delizia per i ragazzi. Da un lato ci sono le parole che fanno male, che escono repentinamente provocate dalla rabbia o che invece si fanno spazio tra i ricordi riportando a galla gli orrori sepolti nella nostra mente. Dall’altro lato ci sono quelle che permettono ai cocci di tornare insieme dopo la disperazione o quelle che ci danno l’opportunità di comunicare alle altre persone i nostri sentimenti. La scelta delle parole giuste è fondamentale, poiché ogni interazione umana viene basata sul linguaggio e la possibilità di esprimere le proprie opinioni e i propri sentimenti è l’unica via per alleviare i traumi subiti. Perciò per la nonna di Aziz è così importante che la nipote impari l’inglese, poiché se non potrà esprimersi rimarrà incompresa e sola per sempre. Le parole sono l’unico mezzo che ha l’uomo per salvarsi dai fantasmi del passato, perché ogni persona in fin dei conti ha un giorno zero da cui tutto è ricominciato.

Giorgio

L’intervista ad Antonella Sbuelz si è concentrata sul suo ultimo romanzo Questa notte non torno. L’autrice si è soffermata su diversi aspetti della sua opera come le vite e i caratteri due protagonisti, Mattia, un adolescente di Udine e Aziz, un giovane immigrato dall’Afghanistan. Antonella Sbuelz ha evidenziato la contrapposizione tra la crisi personale di Mattia, che rappresenta la crisi di moltissimi adolescenti come noi, e quella di Aziz, che è la conseguenza di una crisi mondiale che si è abbattuta sul suo Paese, un tempo fiorente snodo commerciale ed ora ridotto a un terreno di guerra. La scrittrice per ritrarre i suoi personaggi si è ispirata al mondo della scuola, realtà che lei, essendo un’insegnante, conosce bene. Così molti episodi vissuti o raccontati dai suoi studenti sono diventati parte di questo libro. L’autrice ha riflettuto anche su temi quali l’importanza della legge morale, superiore a qualsiasi altra legge, la generosità, qualità che ha visto crescere nelle nuove generazioni, l’empatia e il coraggio di pensare controcorrente, che molto spesso costa fatica ma porta ad una grande libertà. È stata evidente la grande fiducia che Antonella Sbuelz ripone nelle nuove generazioni come ha dimostrato incoraggiandoci a perseguire, anche nelle difficoltà, i valori che esalta nel proprio libro.

David

Antonella Sbuelz è un’insegnante del “Malignani” di Udine e conosce bene le difficoltà che un ragazzo può avere di questi tempi tanto che ne ha parlato molto nel suo ultimo romanzo. In questo libro viene raccontata la storia parallela di due ragazzi, l’uno abitante a Udine e l’altro in fuga dall’Afganistan, con i loro diversi problemi. L’autrice non perde l’occasione per insegnarci come le avversità possano sembrare piccole se viste da un’altra prospettiva. Nel romanzo si nota la volontà di ricreare la possibile vita di un teenager e questa è così ben delineata che per i lettori di giovane età diventa la parte più importante della storia e quella che rimane più impressa nella mente.

Roberto

L’incontro con Antonella Sbuelz mi ha fatto riflettere molto su me stesso. Leggendo il suo romanzo, qualsiasi adolescente può identificarsi in Mattia e in seguito rendersi conto che tutti hanno i propri problemi, ma bisogna saper capire il loro peso. Spesso ci dimentichiamo di quanto siamo fortunati: ci lamentiamo per la scuola quando qualcuno una scuola non ce l’ha, della famiglia quando qualcuno l’ha persa, della monotonia della normalità quando qualcuno invece la desidera. Dovremmo renderci conto di quanto la vita sia diversa se si nasce nella “parte sfortunata” del mondo. In fondo, come ha detto la professoressa Sbuelz, per crescere bisogna soffrire, perché senza la sofferenza tendiamo a dimenticare tutto quello che abbiamo e ogni cosa diventa leggera, poco importante. Soffrire fa parte della vita di ognuno di noi e non sempre è un aspetto negativo. La vita oscilla come un pendolo, di qua e di là, tra il dolore e la noia, che sono in realtà i suoi veri elementi costruttivi. (A. Schopenhauer)

Mario

Nella fredda mattina di lunedì la scrittrice Antonella Sbuelz ci ha raccontato il calore dell’amicizia, quella nata dall’incontro tra Mattia e Aziz, che ha regalato emozioni molto intense ad entrambi ed è stata utile per la loro crescita personale.Nel corso del suo intervento la scrittrice si è soffermata sui due personaggi della storia: Mattia può rappresentare ognuno di noi, perché all’apparenza ha tutto ciò di cui ha bisogno, compresa la felicità, anche se scoprirà quali sono i veri valori solo dopo l’incontro con Aziz. Aziz invece ha dei problemi che sono molto lontani dal nostro immaginario comune, le crisi che può aver provato lui nell’abbandono della famiglia e della sua terra sono problemi presenti in tutto il mondo, ma che per noi possono essere molto difficili da comprendere. Un altro argomento toccato dalla professoressa Sbuelz è stata l’importanza del silenzio nelle nostre vite così frenetiche e rumorose. Ha sottolineato l’importanza di sapersi fermare anche solo per un’istante per pensare a quello che si sta facendo. Ha raccontato anche dei silenzi dei due protagonisti. I silenzi nella vita di Mattia sono dovuti al comportamento dei genitori che gli hanno taciuto la loro intenzione di separarsi; senza dimenticare poi il vuoto lasciato dalla morte del fratello nella pancia della madre. La sensazione di silenzio di Aziz è molto diversa in quanto egli ha dovuto affrontare un viaggio durissimo da solo e quindi è cresciuto imparando a destreggiarsi in una situazione molto complicata. Ha sentito senz’altro il vuoto lasciato dalla morte di sua madre, anche se questo gli ha dato una carica in più per riuscire nell’impresa di completare il viaggio.

Riccardo

Durante l’incontro Antonella Sbuelz ha toccato una grande quantità di argomenti per il poco tempo di cui disponeva, e questo mi ha permesso di seguire attivamente il suo intervento. Tra i tanti argomenti trattati, sentivo che quasi tutti mi riguardavano, visto che la scrittrice ha parlato molto di ragazzi della mia mia età e dei loro sentimenti e problemi. Il tema che mi ha toccato più da vicino è stata l’importanza del “pensiero divergente” e di quanto questo sia fondamentale nell’adolescenza, dal momento che si rivela essenziale nella formazione di una personalità forte e indipendente. Questo mi ha fatto riflettere molto su me stesso e sul fatto che non debba mai accettare delle informazioni passivamente, ma elaborarle sempre personalmente. Il progetto che Renzo Furlano sta rendendo possibile a scuola mi sta offrendo diversi spunti di riflessione e mi auguro che vada avanti a lungo.

Matteo

L’incontro con l’insegnante e scrittrice Antonella Sbuelz è stato per me uno dei più coinvolgenti e istruttivi poiché ritengo che i temi trattati appartengano a una realtà molto vicina alla mia. La professoressa è venuta a presentarci il romanzo Questa notte non torno, che tratta temi come l’immigrazione, l’adolescenza, la famiglia, l’amore e l’amicizia e che tocca molti altri argomenti.La scrittrice ci ha fatti riflettere sull’importanza delle parole e del silenzio oltre che su quella dell’empatia. Ci ha spiegato che le parole vengono usate in modo diverso da Mattia, che usa un linguaggio tipicamente adolescenziale, e da Aziz, che utilizza un linguaggio più legato all’ambiente naturale, a causa della diversità delle loro storie. Ha parlato anche di silenzio, che può essere positivo o negativo, poiché ci sono: il silenzio dei genitori di Mattia sulla loro situazione familiare, i vuoti sperimentati da Aziz per la mancanza della madre deceduta e il silenzio necessario, che ci permette di avere dei momenti per noi stessi e per riflettere. Durante tutto l’incontro Antonella Sbuelz ci ha trasmesso l’importanza che ha l’empatia per lei, precisando che noi adolescenti siamo più empatici degli adulti, e ha sottolineato la necessità di mettere la nostra umanità davanti a tutto, come dimostra in una scena del libro la poliziotta che aiuta Aziz a raggiungere l’Austria, ignorando la legge secondo cui avrebbe dovuto fermarlo e arrestarlo. La storia di Aziz si ricollega ai fatti accaduti durante l’estate in Afghanistan e ci presenta come una crisi personale quella che è in realtà una crisi umanitaria mondiale. Ritengo particolarmente interessante il fatto che i due protagonisti siano inventati ma comunque frutto dell’esperienza e delle conoscenze della scrittrice, che per scrivere questo romanzo ha anche approfondito le sue conoscenze sull’Afghanistan, sui costumi e sui miti di questo Paese. L’incontro mi ha fatto riflettere sull’importanza che anche le piccole cose hanno e sul significato che possono nascondere. 

Teresa

Quella che ho vissuto oggi è stata un’esperienza molto costruttiva e piacevole. Poter porre le domande all’autrice ed ascoltare le sue parole mi ha fatto tanto piacere, in lei ho visto una persona buona e generosa. Nonostante gli argomenti trattati fossero molto vari e in alcuni casi anche molto delicati, è riuscita a spiegarci il suo punto di vista per ognuno di essi, coinvolgendoci ed invitandoci a riflettere. Per di più “Questa notte non torno”, essendo un romanzo di formazione che racconta le storie di due adolescenti, propone temi che riguardano molto da vicino noi giovani, ma che spesso sono trascurati. Perciò aver avuto la possibilità di approfondirli con una persona così empatica è stato molto bello. Mi hanno colpito in particolare due argomenti su cui l’autrice si è soffermata: il valore dell’umanità, a proposito del quale ha affermato che ogni uomo dovrebbe mettere la propria umanità davanti a tutto, e l’importanza dell’empatia, sia nella vita sia nel lavoro, poiché sapere immedesimarsi e comprendere gli altri è molto importante per relazionarsi con le persone che ci circondano. Da questo incontro ho imparato molto, a livello personale ho capito che è sempre importante affrontare nuove esperienze senza avere timori o paure, a livello morale ho riscoperto l’importanza di molto principi che dovrebbero stare alla base della nostra vita e che tutti noi dovremmo ricordare sempre.

Sofia M.

L’incontro con la scrittrice ed insegnante Antonella Sbuelz si è concluso da poche ore ed è stato un vero piacere per me ascoltare dal vivo le sue parole. Al centro dell’ora e mezza di intervista è stato il suo romanzo “Questa notte non torno”, uscito nell’aprile del 2021. Il romanzo narra la storia di due ragazzi, Aziz e Mattia, che nel corso di una notte si incontrano per caso e cominciano un rapporto di vera amicizia. In particolare Mattia, un ragazzo di quindici anni che frequenta il liceo, è un personaggio nella cui storia un qualunque ragazzo come me può immedesimarsi. Mi ha colpito anche un concetto che la scrittrice ha ampliato cercando di farlo capire al meglio ovvero il fatto che molte persone durante il lockdown del 2020 sono maturate. Andando più nel particolare, secondo lei il mese trascorso rinchiusi in casa ha fatto crescere l’empatia. Sono delle parole che condivido pienamente e mi ci ritrovo pensando soprattutto alla mia storia personale. É stato molto interessante anche il suo pensiero sui ragazzi più fragili e su coloro che faticano nella vita a causa delle loro idee divergenti da quelle comuni. Secondo lei nell’età adolescenziale è necessario imparare ad esprimere la propria idea senza paura del giudizio altrui. Anche secondo me questo è necessario, perché non avrebbe senso nascondere quello che si pensa per omologarsi alla massa e solamente per farsi accettare dagli altri. I veri amici, infatti, sono coloro che sono disposti a discutere con noi, anche se la loro idea non è conforme alla nostra. Secondo me, la maturazione dell’individuo avviene proprio attraverso il dialogo e il confronto nel rispetto reciproco.

Andrea

Nell’incontro con Antonella Sbuelz, scrittrice e insegnante, si è parlato del suo romanzo: “Questa notte non torno”. L’evento mi è piaciuto particolarmente dal momento che i temi trattati erano molto attuali ed era facile immedesimarsi nei personaggi del libro che sono dei nostri coetanei. Si è anche parlato dell’importanza della parola, cosa che sta molto a cuore alla scrittrice, ma che non sempre è usata nel modo corretto: molte volte dovremmo pensare prima di dare voce ai nostri pensieri poiché le nostre parole potrebbero ferire il nostro interlocutore. È anche vero però che in molti casi le persone che stanno dall’altra parte non ci ascoltano e sentono in modo molto distratto quello che stiamo dicendo. Tra gli aneddoti della scrittrice ce n’è stato uno in particolare che mi ha colpita e che mi ha fatto riflettere su quanto io sia fortunata ad essere nata in questa realtà e su quanto sia arretrata la mentalità delle persone in alcuni Paesi. Tutti noi sappiamo che, secondo una leggenda, alla fine dell’arcobaleno si trova un tesoro, che di norma è una qualche ricchezza materiale. Invece secondo alcune tradizioni alla fine dell’arcobaleno c’è sì un tesoro, ma questo consiste nella possibilità di cambiare sesso, ovviamente da quello femminile a quello maschile. Questo, secondo me, è un argomento che ci deve far riflettere e che fa capire quanto “lavoro ci sia ancora da fare nel mondo”.

 Sofia V.

Antonella Sbuelz è una scrittrice molto vicina ai giovani, forse una delle poche che sia riuscita a cogliere alcuni dei problemi di noi giovani trattando tematiche anche molto importanti come l’immigrazione dai Paesi in guerra e la fuga dei bambini in quelli più ricchi per sperare in un futuro migliore. Questi sono alcuni degli argomenti del romanzo di cui la scrittrice ci ha parlato, ottenendo facilmente l’attenzione dei ragazzi che si immedesimavano nei personaggi. Un punto fondamentale che mi ha toccato più di tutti è stato quello del silenzio nella società. La società attuale sta in silenzio davanti ai problemi veri, per i quali invece dovremmo alzare la voce nel tentativo di combattere le ingiustizie, mentre parliamo quando non dovremmo farlo. Antonella Sbuelz dice che il silenzio è molto importante e che noi giovani dovremmo farne buon uso per guardare dentro di noi e per capirci meglio senza temere di essere giudicati dagli altri.

Francesco C.

Il rumore, che sia più o meno intenso, fa ormai parte della nostra vita quotidiana, dalla mattina, quando suona la sveglia, fino alla sera, quando premiamo l’interruttore per poter spegnere la luce e addormentarci. Siamo così abituati all’angoscia, allo stress e all’agitazione con cui la nostra società ci calpesta che la mancanza di quiete ci ha reso disabituati al silenzio poiché ci procura una sensazione di solitudine e vergogna, in quanto non siamo più abituati ad ascoltare il rumore che vive dentro di noi. Sentire ciò che accade all’interno della nostra mente è fondamentale per essere capaci di scoprire noi stessi e capire gli altri. Infatti non si può parlare di dialogo se le persone parlano l’una sopra l’altra e non interrompono la loro conversazione per riflettere o per dare spazio ad uno piuttosto che ad un altro. Proprio riprendendo la storia di Mattia e Aziz, scritta da Antonella Sbuelz, ho avuto modo di riflettere sul vero valore del silenzio e sono andata oltre a quella celebre frase che afferma che il silenzio vale più di mille parole, per soffermarmi anche sul perché. Il silenzio dei due ragazzi e poi la scoperta della storia di Aziz hanno fatto scattare un meccanismo di consapevolezza in Mattia, che ha cominciato ad accettare che nella vita ci sono momenti di grande felicità, ma altrettanti momenti in cui sembra di cadere in una profonda voragine di amarezza e tristezza. Tuttavia è solo da questi ultimi che riusciamo a capire che bisogna prima attraversare il dolore per poter crescere, perché esso ci dà la capacità di affrontare la sofferenza attraverso una sorta di scudo immaginario creato dall’esperienza e può farci aprire gli occhi su cose che magari in precedenza davamo per scontate.

Elena

Come dice Antonella Sbuelz, le stesse parole possono assumere significati completamente diversi in base al contesto in cui sono inserite. La scrittrice ha proposto un esempio riguardante la parola “giustizia” che all’origine ha un significato positivo derivante dal latino iustum che vuol dire diritto, però viene utilizzata anche nella forma verbale “giustiziare” che invece equivale a uccidere. Parlando del suo romanzo “Questa notte non torno”, l’autrice si è soffermata sulla grande importanza che hanno i nonni nella crescita dei ragazzi. Essi con la loro esperienza sono la memoria storica non solo della famiglia, ma anche di fatti avvenuti nel mondo. Ci ha raccontato la sua esperienza in una classe composta da molti ragazzi di diverse etnie in cui è stata colpita dalle incredibili storie emerse dai racconti sui nonni degli alunni, trovando la conferma del fatto che in ogni parte del mondo la presenza dei nonni è fondamentale. Mi sono ritrovato molto in queste parole, perché anch’io ho la grande fortuna di avere dei nonni molto saggi che mi comprendono e mi indirizzano sulla strada giusta sempre con tanto affetto e amore, ma soprattutto con tanta saggezza. Un altro spunto interessante e che ho apprezzato molto è stata la descrizione della poliziotta ungherese che salva Aziz diventando una figura positiva all’interno del romanzo al contrario dei suoi colleghi che si dimostrano severi e intransigenti. Ciò significa che a volte andare contro la legge in nome della legge morale e per il bene di una persona può essere giustificato. L’incontro con la professoressa Sbuelz mi è piaciuto molto non solo perché ha parlato di argomenti attuali e legati anche al nostro territorio, ma anche perché ha saputo coinvolgerci con un linguaggio chiaro e di facile comprensione.

Mattia

È stato un onore per me incontrare Antonella Sbuelz. All’inizio dell’incontro è stato presentato brevemente il romanzo che abbiamo letto durante l’estate “Questa notte non torno”. Il libro racconta la storia di due ragazzi, Mattia e Aziz, che viene aiutato dalla famiglia di Mattia dopo essere fuggito in Italia dall’Afghanistan. La scrittrice ci ha detto che i due ragazzi non sono reali, ma sono il frutto della sua immaginazione, comunque questo non significa che non esista un caso del genere nella realtà. La crisi di Aziz non è soltanto sua, ma è anche del mondo intero. Anch’io, dopo essere arrivato in Italia, ho accettato l’aiuto della gente. Attraverso la storia di Aziz l’autrice esprime il suo desiderio di pace e di solidarietà tra le persone. Certamente l’aiuto che Aziz riceve dalla famiglia di Mattia riflette la grandezza della natura umana.

Oscar

Antonella Sbuelz ci ha parlato del suo ultimo romanzo “Questa notte non torno”. Si è soffermata su diversi punti: ci ha raccontato la storia dei due ragazzi, Aziz e Mattia, che pur venendo da realtà molto diverse hanno parecchie cose in comune. Mattia sta attraversando una crisi personale dovuta in particolar modo al divorzio dei suoi genitori. Io mi sono ritrovato in Mattia e credo che ognuno di noi almeno una volta abbia vissuto una delle crisi che lui vive. Aziz invece è un ragazzo che deve fare i conti con l’immigrazione. La sua unica colpa è di essere nato in uno Paese che è continuamente sconvolto dalle guerre. Il fatto che più mi ha colpito è stato che questo romanzo nasce dai molti racconti degli studenti che nel corso degli anni si sono confidati con la professoressa Sbuelz. Numerose sono state anche le riflessioni su temi molto vicini alla nostra realtà quali le situazioni familiari difficili, l’autolesionismo, l’immigrazione. Abbiamo discusso su quanto siano importanti le parole giuste e anche su quanto sia importante pensare controcorrente in nome della libertà di giudizio. Antonella Sbuelz vuole dare fiducia alle nuove generazioni e crede in loro. Prima di concludere l’incontro, ci ha incoraggiato ad andare avanti nonostante le difficoltà della vita, perché ha visto che la generosità nelle nuove generazioni è più presente che nel passato.

Francesco N.

L’incontro con Antonella Sbuelz è stato assai piacevole in quanto ci ha offerto diversi spunti su cui riflettere. Quello che mi ha colpito di più è stato il fatto che ha toccato argomenti di attualità e che riguardano soprattutto le nuove generazioni. Come ci ha raccontato la scrittrice, nonché insegnante al liceo Malignani di Udine, gli atti di bullismo sono molto frequenti ancora oggi soprattutto nelle scuole medie e in generale l’adolescenza è una fase molto difficile da attraversare per tanti ragazzi. Ne parla anche nel suo romanzo “Questa notte non torno”, in cui viene narrata la storia di un incontro avvenuto casualmente tra due ragazzi, ognuno con una storia diversa alle spalle, ma sarà proprio la diversità a determinare la nascita di una profonda amicizia tra i due. Mattia ed Aziz potranno affrontare insieme la realtà che li circonda e da cui vorrebbero solo fuggire. 

Marlena

Attraverso una storia semplice che ha come protagonisti due ragazzi della mia età, in cui molti di noi si potrebbero identificare, l’autrice è stata capace di trasmettere molti messaggi attingendo a diversi temi, dai più semplici e quotidiani, come l’amore e l’amicizia, alla disgregazione di una famiglia, fino ad arrivare all’emigrazione e alla questione afghana, purtroppo ancora al centro della cronaca. Penso che il principale intento dell’autrice fosse prima di tutto quello di invitare noi giovani all’accettazione di tutto ciò che può essere considerato diverso, a cercare di immedesimarci in colui che rischia la propria vita scappando dal Paese in cui ha trascorso l’infanzia e voltando le spalle al passato che racchiude il dolore dovuto alla perdita di persone care, ed essere in qualche modo solidali, come del resto lo sono i protagonisti del romanzo che, per quanto appartengano a due realtà diverse, trovano un sostegno l’uno nell’altro, aiutandosi a vicenda e superando tanti ostacoli. L’intervista è stata un’interessante occasione di confronto tra noi studenti e le nostre interpretazioni degli eventi raccontati nel romanzo e l’autrice, che ha saputo esporre i concetti cercando di farceli capire nel modo più chiaro possibile, senza tuttavia far prevalere la sua spiegazione ed escludere le nostre. Il tema del romanzo che mi ha affascinata maggiormente è l’importanza che ricoprono i nonni in questa vicenda. Mi ha fatto riflettere su quanto le persone adulte che ci stanno intorno influenzino le nostre vite e le nostre scelte, gettando le basi della nostra personalità e fungendo da guida per il nostro futuro. Nonostante avessi già avuto occasione di ascoltare la professoressa in un altro incontro organizzato sempre da Renzo Furlano per la presentazione del suo romanzo, è stato un piacere trarre degli spunti di riflessione dalla sua esperienza di insegnante a contatto con studenti provenienti da diverse realtà e mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di trattenerla ancora per un po’, perché le domande per lei erano davvero molte.

Sara

le foto di Mattia Medeot

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