L’incontro con Marco Balzano: il dolore è più dolore se tace

Dopo l’incontro con lo scrittore Marco Balzano, autore del romanzo Quando tornerò, i ragazzi della IV B del liceo scientifico “Duca degli Abruzzi” di Gorizia scrivono:

L’arte della famiglia

Ogni viaggio o spostamento provoca emozioni in chiunque ne sia toccato. Sentimenti spesso contrastanti tra chi parte e chi resta indietro, chi guarda al futuro e dimentica il passato e chi invece rimane aggrappato, con tutto quello che ha, ai vecchi ricordi. Nessuno è perfetto e nessuna azione ritenuta giusta risulta alla fine opportuna per tutti. Questo è il messaggio che Marco Balzano ci ha lasciato dopo l’incontro. Lo scrittore, dimostratosi fin da subito disponibile al dialogo e molto diretto nei suoi ragionamenti, ha voluto più volte sottolineare la differente visione delle cose se analizzate da diversi punti. Su questo si fonda il suo ultimo romanzo “Quando tornerò”, in cui si parla di una famiglia rumena come tante che, a causa della distanza e della scissione del nucleo familiare, inizia a sgretolarsi. Ci viene data la visione di ogni membro della famiglia proprio perché risulta fondamentale capire il modo di pensare di ognuno per poi comprenderne le reazioni. Il viaggio che Balzano racconta nasce dalla volontà di Daniela, madre di due figli, di garantire alla propria famiglia condizioni di vita migliori. Questa sua scelta non viene capita in primo luogo dal marito, unica voce familiare non narrante, che con vane promesse cerca di convincerla a tornare prima di cadere in un grande stato di inadeguatezza ed abbandonare a sua volta la famiglia. Anche Manuel e Angelica per due motivi diversi non assecondano la scelta della madre, anzi assumono un atteggiamento negativo nei suoi confronti. Manuel si sente tradito e abbandonato dalla madre e si chiude in sé stesso, mentre Angelica comprende le necessità familiari, ma si vede scaricare addosso tutte le responsabilità familiari. La distanza purtroppo non fa altro che allontanare i cuori, creando un rapporto di circostanza che raggiunge il punto più basso con l’incidente di Manuel. Daniela pensa di fare del bene, ma presto si rende conto di come l’effetto della decisione sulla sua famiglia sia proprio l’opposto e del fatto che, come la sua casa, pian piano tutti si stanno disgregando. Quello di Daniela è un lavoro che la impegna a tempo pieno, ma che è poco considerato nel nostro Paese, come dimostra la parola “badante” ben diversa dall’inglese “caretaker”. Oggetto dell’incontro è stato anche il linguaggio, che spesso rappresenta appieno la considerazione e l’attenzione che vengono riservate ad una cosa. Tante sono anche le parole non dette tra figli e genitori che pian piano hanno allargato la voragine nella famiglia di Daniela. Dunque sono stati tanti i temi trattati durante l’incontro e tutti sviluppati a partire dalla trama del romanzo. Per questo l’incontro con Marco Balzano è stato molto interessante e diverso dagli altri, poiché si sono trattati argomenti che di consueto vengono tralasciati, mentre avrebbero bisogno di grande attenzione da parte nostra.

                                                                                                                                                           Giorgio

I libri: i cassetti dei nostri ricordi

“Per conoscere te stesso devi studiare”. Questa è una delle frasi che mi hanno colpita di più dell’incontro con lo scrittore Marco Balzano. Mi ha fatto riflettere molto su come da piccola difficilmente capissi le mie emozioni, le sensazioni … Allo stesso tempo mi sono resa conto di quanto ancora, a volte, non riesca a dare un nome a tante cose di me stessa. Non avevo mai fatto caso a questa valenza dello studio. Mi è piaciuto come lo scrittore, attraverso il suo romanzo “Quando tornerò”, sia riuscito a toccare temi molto attuali come la pandemia che ci ha colpiti in questi ultimi anni. La mia attenzione, però, è ricaduta soprattutto sul bisogno di gridare. L’argomento aveva catturato già il mio interesse durante la lettura del romanzo, poiché mi ha fatto pensare ad un ricordo a cui tengo molto e questa è una delle cose che più amo dei libri, il fatto che a volte richiamino alla mente dei ricordi. Il passo è il seguente: Dopo una giornata estenuante ho detto ad un mio amico di voler gridare da quanto ero esausta ed inaspettatamente mi ha dato appuntamento 5 minuti dopo in un posto dove a gran voce abbiamo tirato quell’urlo di liberazione tanto atteso. Poter ascoltare il parere di Balzano su questo tema mi ha fatto molto piacere. Ripenso alla citazione di Pascoli “Il dolore è più dolor se tace” e a quanto questa affermazione sia vera. Sono dell’idea, infatti, che gridare, chiedere aiuto, mostrarci fragili sia necessario, anche se non è facile. Lo scrittore ha fatto anche riferimento a quanto sia rischioso non gridare e tenerci tutto dentro pensando, in questo modo, di fare la cosa giusta. Durante il dialogo ho preso nota di molte cose che mi hanno fatto riflettere tanto. È stato un incontro davvero formativo e spero che in futuro ci sia l’occasione di replicarlo.

                                                                                                                                                            Veronica

Il dolore è più dolore se tace

La frase che riassume maggiormente il romanzo “Quando tornerò” è quella che lo scrittore ha menzionato per chiudere l’incontro ovvero “il dolore è più dolore se tace” perché sottolinea le diverse mancanze provate dai protagonisti da diversi punti di vista, ma riunite tutte in un unico concetto: l’allontanamento forzato è stata la causa della disgregazione della famiglia protagonista della storia, che ha ridotto progressivamente la comunicazione tra i tre protagonisti, lasciando un vuoto nelle loro vite. È anche la frase in cui probabilmente io e i miei coetanei ci identifichiamo maggiormente, sia perché l’adolescenza è un tratto della vita in cui si entra a far parte del difficile mondo degli adulti, e di conseguenza molti ragazzi trovano riparo chiudendosi in sé stessi in quanto non hanno nessuno su cui contare, sia per l’esperienza vissuta durante il lockdown, quando siamo stati privati di tutto ciò che pareva essere la normalità, senza alcuna possibilità di contatto. Attraverso una sola frase Marco Balzano è riuscito a catturare l’attenzione di tutti, trovando un punto d’incontro tra la trama del romanzo che ha scritto e il fattore che più di tutti condiziona il nostro modo di crescere, poiché è fuori di dubbio che il dolore sia necessario alla formazione dell’individuo. Un altro tema su cui l’autore ha cercato di focalizzare la nostra attenzione riguarda uno dei lavori che probabilmente sono più disprezzati dalla società moderna, ma senza il quale non riusciremmo a stare, cioè quello di badare a bambini, anziani e a chi non è in grado di provvedere a sé stesso, lavoro che non richiede nessuna particolare qualità, ma la disponibilità ad aiutare l’altro. Definirei l’incontro con Marco Balzano non tanto un’intervista quanto un’occasione di riflessione sia per noi studenti sia per l’ospite. Infatti il relatore rifletteva ad alta voce sulla risposta da dare alla domanda posta dall’interlocutore, rendendo il dialogo immediato e diretto, in modo che le riflessioni potessero essere colte da noi studenti nel modo più semplice possibile e potessero lasciarci uno spunto da cui sviluppare un pensiero almeno su uno dei diversi temi affrontati nel romanzo.

                                                                                                                                                          Sara

Marco Balzano durante l’incontro ha dimostrato una grande sensibilità nei confronti di vari temi sociali, primo tra tutti il fenomeno dell’immigrazione delle “badanti” (termine che lui odia, preferendo l’inglese “caregiver”, portatrici di cure) da Paesi come la Romania, di cui parla anche nel suo romanzo Quando tornerò. Tuttavia la sua sensibilità non dà l’impressione di essere astratta e paternalistica come spesso succede nel caso di chi racconta questi fenomeni ai ragazzi, ma si accompagna ad una visione molto pragmatica della realtà con frequenti riferimenti all’attualità. Daniela, la protagonista del suo romanzo, non rappresenta un’immigrazione che ha bisogno della nostra solidarietà e comprensione, anzi, ci parla di un’immigrazione di cui noi italiani abbiamo grande bisogno, e di questo si è accorta anche la peggior politica.Inoltre lo scrittore si è espresso sull’importanza della scuola e del linguaggio, perché senza le parole non saremmo in grado di esprimere e di realizzare dei pensieri, e ci ha incoraggiato a far sentire la nostra voce e a non rimanere in silenzio commettendo gli errori delle generazioni precedenti.                                                                                                                                                             David

Dare la giusta importanza alle cose

Spesso diamo poca importanza ad alcune cose nella nostra vita, le reputiamo delle certezze, in quanto a noi sembrano diritti che tutti possiedono, ma la verità è che ci sono tantissime realtà nel mondo in cui queste cose sono privilegi su cui pochi possono contare. Grazie alla lettura di “Quando tornerò” di Marco Balzano ho capito che l’affetto e l’amore di una madre, che ritenevo indiscutibili, nella vita di molti bambini e adolescenti sono assenti. Ci sono ragazzi che si ritrovano a dover affrontare la vita senza la guida e la protezione di una madre, costretti a sopportare il peso di tante responsabilità. La storia di Daniela e dei suoi due figli Manuel ed Angelica mi ha davvero colpito e il modo in cui l’autore è riuscito a far intrecciare le vite dei tre personaggi è sorprendente. Mi ha colpito molto la descrizione delle sensazioni e dello stato d’animo, soprattutto di Manuel che è il personaggio in cui mi identifico di più forse per l’età o magari per le vicende in cui viene coinvolto. In tutto il romanzo ho trovato molti argomenti su cui riflettere, perché nonostante il tema dell’emigrazione di Daniela in Italia per lavoro possa sembrare una realtà lontana da noi, in svariati momenti ho riscontrato analogie con la nostra vita. L’incontro con Marco Balzano ha contribuito a farmi approfondire diversi temi, con le sue risposte genuine e sensibili sono riuscita a comprendere e a riflettere su molte cose che prima minimizzavo.

                                                                                                                                                               Sofia M.

Il coraggio di amare

L’incontro con Marco Balzano, scrittore e docente liceale, mi ha aiutato a riflettere più a fondo su certi argomenti e temi che mi riguardano molto da vicino. 

“Quando tornerò” è un romanzo che racconta la storia di una famiglia i cui membri sono costretti a vivere distanti senza neppure la comunanza della comunicazione e senza alcun contatto fisico; in una condizione di evidente ed indiscutibile sacrificio. La storia è raccontata da voci diverse ed è fondamentale capire come tutti i membri della famiglia vivano questa situazione in maniera differente.  L’autore ci ha invitato a comprendere maggiormente le storie di tutte quelle persone che ogni giorno ci circondano, ma a cui a volte non rivolgiamo nemmeno un sorriso o addirittura uno sguardo. Questo accade perché siamo troppo impegnati ad inseguire i nostri traguardi e ci dimentichiamo di ciò che conta davvero. Il nostro sguardo, anche quando camminiamo, è rivolto ad un piccolo schermo capace di isolarci completamente dal mondo e di strapparci via tutta una serie di emozioni e sentimenti che forse non conosciamo più. Balzano, esponendoci le sue riflessioni, ha ricordato una frase del filosofo francese Jacques Lacan che mi ha colpito molto: “L’amore è un desiderio che noi sentiamo di dover dare a qualcuno che non ce l’ha chiesto”. Credo sia una frase molto difficile da cogliere ma riassume esattamente quello che l’autore vuole comunicare attraverso il racconto. Nel momento in cui Daniela si è creata una famiglia, era consapevole delle responsabilità di cui avrebbe dovuto farsi carico, ma non si è tirata indietro.  Amare è qualcosa di molto doloroso, richiede sacrificio e molto coraggio. Balzano ci ha comunicato l’intensità dell’amore e di quanto l’amare porti con sé una dose necessaria di sofferenza. Di storie come queste generalmente si parla poco e quando se ne parla vengono riportate banalizzando gli eventi e le relazioni sotto forma di cronaca. A mio parere dovrebbero invece prendere il posto di molte trasmissioni poco formative che spopolano sui nostri schermi, perché è nel momento in cui si ascoltano storie così toccanti che si diventa più sensibili.  

                                                                                                                                                          Maddalena

L’incontro con Marco Balzano è stato uno dei migliori tra quelli organizzati a scuola. Oltre ad aver risposto ad alcune nostre domande riguardanti il suo romanzo “Quando tornerò”, ha parlato di un argomento molto serio: le badanti straniere. Sicuramente non è un argomento nuovo visto che da anni donne rumene, ma non solo, lasciano il proprio Paese per venire in Italia e trovare lavoro come badanti. La cosa che più mi è piaciuta di questo incontro è che l’ospite era molto diretto e di conseguenza capire il suo punto di vista è stato molto facile. Ci ha illustrato come, senza badanti, il nostro Paese sarebbe in grande difficoltà non disponendo delle persone necessarie per occuparsi delle persone più fragili. Poi ci ha invitati a riflettere sul ruolo della parola. Più parole conosciamo più siamo in grado di avere pensieri propri e più siamo propensi a capire gli altri. Ha concluso l’incontro incitandoci a far valere le nostre opinioni e la nostra voce e a smettere di rimanere in silenzio, perché così facendo non facciamo altro che commettere gli stessi errori del passato.

                                                                                                                                                   Francesco N.

L’amore che ci unisce

“L’amore è un desiderio che noi doniamo a chi non ce lo chiede”. Questa frase mi ha fatto riflettere molto dopo l’incontro con lo scrittore Marco Balzano perché mi ha fatto capire quanto sia importante amare una persona e quanto sia bello vederla sorridere dopo averla aiutata. Mi hanno fatto pensare anche alcune riflessioni nate dall’analisi del suo romanzo “Quando tornerò”, ad esempio sulla grande forza e soprattutto sull’enorme coraggio che molte donne dell’est Europa hanno quando, per cercare di dare un futuro ai propri figli, abbandonano la famiglia per andare in cerca di un lavoro in un altro Paese. Questo abbandono inizialmente per i bambini è causa di grande sofferenza, ma credo che nel futuro ringrazieranno la madre per avergli dato una vita migliore. Fa pensare molto anche il fatto che queste donne spesso non abbiano una vita sociale nella città in cui lavorano, perché molte volte riescono a relazionarsi solo con persone che si trovano nella stessa situazione: le sostiene solamente una grande forza di volontà che le fa rimanere e lavorare lontane da casa per l’amore verso la propria famiglia. Anche nella mia città vedo spesso capannelli di donne dell’est Europa venute qui per fare da badanti ad anziani bisognosi che si riuniscono per ricordare insieme la propria terra. Per l’esperienza che ho avuto queste donne non vedono l’ora di ritornare a casa dalla propria famiglia e questo è confermato dal fatto che, una volta raggiunta la stabilità economica, fanno ritorno nel proprio Paese. Lo scrittore mi ha fatto capire quanto siamo fortunati ad avere una famiglia sempre presente. In ogni caso l’amore che la unisce è talmente grande che riesce a resistere a qualsiasi distanza e a qualsiasi avversità.

                                                                                                                                                              Mattia

Nella calda mattina di venerdì abbiamo assistito ad un incontro con lo scrittore Marco Balzano, avvenuto a distanza per cause di forza maggiore. Credo che questo fattore abbia inciso sulla natura del confronto e infatti anche lui ha ricordato l’incremento dell’utilizzo della tecnologia e ha espresso la sua idea in merito ovvero che i collegamenti a distanza difettano di emozioni e non permettono un incontro completo come quello di persona. L’aspetto più interessante del suo discorso riguarda il suo viaggio in Romania che ha fatto per conoscere meglio l’ambiente da cui parte la storia narrata nel suo romanzo “Quando tornerò”. Ha raccontato che nel suo viaggio ha riscontrato purtroppo il fenomeno dell’abbandono della scuola. Ci ha spiegato che secondo lui la scuola è fondamentale per l’arricchimento del proprio vocabolario, perché senza conoscere un gran numero di vocaboli non si possono esprimere appieno le proprie idee. L’incontro è stato molto interessante perché ho apprezzato i continui riferimenti all’attualità, il suo modo di fare e di porsi nei nostri confronti.

                                                                                                                                                              Riccardo

L’incontro con lo scrittore Marco Balzano mi ha fatta riflettere su diversi temi. Rispondendo alle nostre domande sul suo ultimo romanzo Quando tornerò, il relatore ci ha fornito diversi temi e spunti per profonde riflessioni sulla nostra società e sull’importanza della parola, della famiglia, del lavoro e delle storie non raccontate. L’attenzione verso le donne che si prendono cura dei nostri anziani e bambini, rinunciando a prendersi cura della propria famiglia, e la narrazione di una storia che deriva dalle esperienze sia di quelle donne sia dei figli che lasciano è qualcosa che mi ha molto colpita, poiché solitamente ci si concentra su altri argomenti e non si sente parlare di queste categorie di persone o, quando se ne parla, solitamente si considera solo chi arriva e non chi viene lasciato a casa. Durante l’incontro Marco Balzano ci ha descritto l’immagine che ha della nostra società riguardo la gestione degli anziani e della famiglia e ha inoltre evidenziato l’importanza della parola, del raccontare ciò che solitamente evitiamo, ignoriamo e valutiamo come una realtà distante da noi anche se non lo è. Ascoltando i suoi ragionamenti e le sue idee, ho potuto riflettere sull’atteggiamento umano, sulla nostra società e sulla famiglia. Ritengo che l’incontro sia stato molto istruttivo e spero di poter incontrare l’autore di persona.

                                                                                                                                                               Teresa

Assistere ad un incontro con un autore online attraverso uno schermo è totalmente diverso dall’avere l’opportunità di dialogare e rivolgergli le domande trovandosi a pochi metri di distanza da lui. Poter osservare e ascoltare tutto quello che fa e dice con occhi “esterni” è senza dubbio una bella esperienza che indubbiamente arricchisce una persona, ma avere l’opportunità di parlare e di interagire con una persona di grande cultura che ha tanto da raccontare è sicuramente qualcosa di indescrivibile. La preoccupazione che “divora” lo stomaco, il cuore che batte forte per l’ansia di pronunciare una parola in modo scorretto davanti all’autore ma anche davanti a tutta la scuola è un’esperienza unica che fa prendere consapevolezza e aiuta una persona ad uscire dalla propria “comfort zone”. Tuttavia l’ansia viene subito “annientata” se ad interagire con gli studenti sono autori come Marco Balzano. Non solo lo scrittore, nonché docente, ha lanciato messaggi forti e mi ha fatto capire che nella vita bisogna sempre farsi sentire, ma è anche riuscito a mettere a proprio agio le intervistatrici, come se si trattasse di una normale conversazione tra cinque persone.

                                                                                                                                                              Elena

L’importanza di una parola

Marco Balzano è uno scrittore milanese di cui abbiamo letto il romanzo “Quando tornerò”, su cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci. Lo scrittore è stato fin da subito disponibile al dialogo con noi studenti, dando a tutti la possibilità di interagire con lui. Sono stati molti anche i consigli che ci ha dato, ad esempio ci ha detto che non dobbiamo restare in silenzio davanti alle ingiustizie verso di noi o verso gli altri; al contrario di quello che è successo nel periodo del lockdown, in cui noi giovani abbiamo, come ha detto l’autore, chiuso la nostra bocca e ci siamo sottomessi, anche se questo fatto ha rovinato una parte della nostra giovinezza, ha compromesso le amicizie, lo studio a scuola e a volte anche i rapporti con i familiari. Secondo il mio parere far sentire la propria voce è molto importante, però non sempre siamo ascoltati anche se ci ribelliamo in massa, perché c’è sempre chi fa di tutto pur di farci rimanere in silenzio. Questo non succederebbe se le persone non avessero paura di imporre il proprio pensiero per timore di possibili ripercussioni.

                                                                                                                                                      Francesco C.

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