L’incontro con Angelo Floramo e Dante

Angelo Floramo

Le riflessioni dei ragazzi della IVB del Liceo scientifico sull’incontro con Angelo Floramo del 29 settembre

Le grandi protagoniste di ogni discorso di Angelo Floramo sono sicuramente le sensazioni: ogni suo racconto inizia e finisce con queste. Ora provo a ricordare le mie sensazioni mentre ascoltavo le sue parole: nella palestrina della scuola questa mattina rimbombava la sua voce profonda e calda, il torpore della mattina ed il fatto di trovarsi in un ambiente conosciuto creavano la condizione ideale per immedesimarsi in ogni racconto dello scrittore. Così prendevano vita davanti ai nostri occhi le scene dell’infanzia, quando ancora bambino visitava, in occasione del primo giorno di scuola elementare, la biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli con la sua penombra e i suoi scricchiolii e la figura imponente e temibile del direttore della scuola oppure il mistero della foresta boema che nei suoi monasteri nasconde preziosi manoscritti o ancora la pelle d’agnello dei libri antichi delicata come ali di farfalla. Alle sensazioni raccontate si aggiungono anche tante metafore per spiegare la sua visione del mondo e della nostra vita: l’importanza di saper trovare la meraviglia in ogni respiro e di saper vivere a pieno fino all’ultimo giorno, la metafora del paradiso terrestre come luogo ameno ma banale, da cui l’uomo è riuscito a uscire grazie alla sua curiosità e alla sua sete di conoscenza. Floramo racconta le grandi scoperte dell’umanità come se le avesse vissute in prima persona, come se fosse stato accanto ad Einstein mentre teorizzava la relatività, a Galileo mentre osservava per primo la luna e a Colombo mentre scopriva l’America, per seguire il viaggio di un’umanità che dal momento in cui è uscita dal paradiso terrestre non ha mai smesso di cercare la conoscenza, e per invitarci a portare avanti questa ricerca.

David


Ogni giorno della nostra vita siamo così assorti nei nostri pensieri e nelle nostre preoccupazioni che non troviamo mai il tempo per renderci conto della fortuna di essere vivi. Spesso ci lamentiamo delle negatività che ci capitano durante il percorso della nostra esistenza e molte volte le ingigantiamo tanto da rovinare e dimenticare tutto il resto. Quante volte un’azione insignificante è riuscita a condizionare e a compromettere un’intera giornata? Spesso in questi momenti Angelo Floramo è solito fare dei respiri profondi che lo fanno riflettere sulla fortuna di essere vivo. Fare in modo che ogni respiro sia apprezzato e non sia sprecato è il segreto per vivere una vita piena. Rendersi conto di ciò che si ha e avere voglia di conoscere, di sperimentare e di imparare è la chiave dell’esistenza perché è solo così che un individuo può dimostrare di essere un uomo. I nostri errori e le negatività non devono essere motivo di ostacolo per il cammino della nostra vita, ma di insegnamento, affinché si possa condurre un’esistenza ricca e piacevole, basata più sull’interiorità che sull’esteriorità. In due ore Angelo Floramo è riuscito a farmi capire che certi atteggiamenti con cui affronto le situazioni di ogni giorno vanno cambiati in modo da poter vivere ogni secondo come se fosse l’ultimo, apprezzando la fortuna di essere viva.

Elena


Già l’anno scorso avevamo assistito ad un incontro con Angelo Floramo. Devo ammettere che avevo delle aspettative alte per l’incontro che sono state ben soddisfatte: Angelo Floramo è un autore a cui piace molto parlare tanto che ad ogni domanda che gli è stata rivolta dai tre intervistatori non ci ha pensato troppo ad aggiungere qualcos’altro che esprimesse il suo piacere e la sua passione per la vita, in particolare per i libri. L’intervista, seppur durata qualche minuto in meno del previsto a causa di alcuni problemi tecnici, è stata molto intensa e piena di spunti interessanti sui quali riflettere. In primo luogo mi hanno colpito le sue parole riguardanti la ricchezza. Secondo lo scrittore, la ricchezza di una persona, in primis dei giovani, dev’essere fatta di sogni, di utopie. Questo mi ha fatto riflettere molto perché, pensandoci bene, ha più che ragione. Un ragazzo come me deve dare il massimo nella vita perché i sogni vengono realizzati solamente se ci credi e ti impegni per far sì che diventino realtà. E ciò vale in ogni ambito della vita, non solo in quello scolastico. Secondariamente è stato molto interessante il discorso relativo agli insegnanti. Questi ultimi possono essere definiti dei “bravi” insegnanti solamente quando, oltre a far appassionare gli studenti alla propria materia, forniscono loro dei consigli di vita. Angelo Floramo è sicuramente uno di loro, un insegnante che ama la propria vita ed ama raccontarla agli altri. “Ubriacati di vita anche quando fa male”, queste le sue parole che a distanza di ore ancora sono impresse nella mia mente. Lo scrittore consiglia di godersi ogni attimo della vita: uno stupore per l’alba, un bacio, lo studio di cose nuove. Anche un semplice respiro è importante, siamo molto fortunati a respirare. Ha aggiunto poi un’osservazione che mi sento di condividere. Quando desideri fortemente qualcosa e la raggiungi a fatica, una volta arrivato al traguardo ti godrai meglio il momento. Ad esempio, se bevi un bicchiere d’acqua che desideri dal giorno precedente, quel bicchiere d‘acqua ti gratificherà molto di più. Pensando a quest’ultima osservazione, mi è venuta in mente anche un’altra riflessione. Spesso noi tendiamo a non goderci tutte le opportunità e tutto ciò che di bello ci offre la vita, perciò una determinata azione diventa qualcosa di abituale. Per una persona meno fortunata, invece, quell’atto potrebbe rappresentare uno dei momenti più felici di sempre. Questo pensiero sicuramente mi aiuterà a godermi al massimo ogni attimo ed a rendermi conto della fortuna che ho avuto a nascere nella mia famiglia.

Andrea


L’importanza del godersi i momenti della vita, di vivere ogni respiro come se fosse l’ultimo, di prendere al volo ogni opportunità e di viverla fino in fondo. Questi sono alcuni dei consigli che il professore e scrittore Angelo Floramo ci ha dato durante la sua permanenza nel nostro istituto. Lo scrittore è stato veramente bravo ad arrivare, attraverso le domande degli intervistatori, ad argomenti che hanno saputo conquistare la nostra attenzione ed interessarci alla storia della biblioteca Guarneriana, argomento dell’intervista, e ad alcuni preziosi consigli che ci ha fornito per il nostro futuro. Durante il suo intervento si è notata fin da subito la passione con cui parlava della biblioteca, si è capito quanto sia stata importante per la sua crescita e quanto lo sia ancora adesso, quanto conti per lui trasmettere agli altri questa sua passione e condividere il piacere della conoscenza con gli altri.

Francesco C.


Carpe diem

Ciò che più mi ha colpito dell’incontro con Angelo Floramo è il fatto che, mentre rispondeva alle nostre domande su La Guarneriana Segreta, è riuscito a sviluppare un discorso su quanto sia importante, a volte, smettere di fare ciò che si sta facendo per prendere un bel respiro e riempire d’aria i polmoni. Ormai viviamo in una società che corre troppo. Dobbiamo imparare a fermarci, a volte, per cogliere le piccole gioie della vita e per concentrarci sulle emozioni che proviamo in quei momenti. In fondo, il professor Floramo non è il primo a dirci queste cose: Orazio ci invita a cogliere l’attimo, Seneca ci insegna che nel momento in cui nasciamo iniziamo a morire. Si dovrebbe vivere la giornata a pieno e sfruttare al massimo tutti e cinque i nostri sensi per recepire il maggior numero di sensazioni possibili. Se si pensa ad un libro, all’immagine associamo subito la vista, anche se non è l’unico senso che usiamo. La consistenza delle pagine la percepiamo con il tatto, se sono spesse o fini, leggere o pesanti. Ogni libro ha un suo particolare odore, con l’udito sentiamo lo sfregarsi delle pagine quando le giriamo. Quasi tutti i sensi vengono utilizzati quando facciamo una cosa semplice come leggere un libro. Nell’arco di un giorno tutti e cinque i sensi vengono utilizzati più e più volte per recepire moltissime sensazioni. Noi dovremmo soffermarci su ognuna, ed essere felici di provarle, di sentirci vivi. Ci sono persone che hanno novant’anni e non hanno vissuto per un giorno. Noi dobbiamo imparare a vivere intensamente e a capire che la ricchezza di uno Stato non si basa sulla sua economia, ma sui sogni e sulle utopie dei suoi cittadini.

Francesco N.


Svelando i segreti della Guarneriana

L’incontro con Angelo Floramo si è svolto in un’atmosfera magica e surreale che forse il professore è riuscito a creare evocando qualche formula proveniente dai libri tanto amati della sua Guarneriana. Ho avuto il piacere di colloquiare con il nostro relatore, le cui parole ci hanno trasportato all’interno di alcune delle più famose biblioteche medioevali d’Europa, dalla Guarneriana di San Daniele, di cui è collaboratore esterno per la sezione antica, alla biblioteca Laurenziana di Firenze fino ad arrivare ad una sperduta biblioteca boema all’interno di un monastero collocato nei boschi. La capacità di descrivere gli ambienti attraverso il ricorso a tutti i sensi e non solo alla vista, come spesso si è abituati nella maggioranza delle descrizioni, gli ha permesso di deliziarci con veri e propri tour dei luoghi a lui cari. Perciò attraverso accurate esposizioni ed un’interpretazione da palcoscenico, forse dovuta alla sua esperienza con il “Teatro Incerto”, è riuscito a farci immaginare ciò che lui, durante tutta la sua vita, ha osservato con attenzione. Ci siamo trovati di fronte a un personaggio dai mille volti che sa appassionare con simpatiche scene comiche ed emozionare con racconti misteriosi, portando gli ascoltatori fino agli antri più oscuri della conoscenza. In particolare, si è parlato del suo volume La Guarneriana Segreta, in cui riesce a unire fantasia e realtà storica, creando un racconto unico attorno ad alcuni manoscritti conservati a San Daniele. Uno contiene l’Inferno di Dante con un commento in latino ed uno in volgare e con preziose miniature riconducibili a Bartolomeo da Fruosino. Un altro propone il Tresor di Brunetto Latini che, a causa dei suoi contenuti e della figura del maestro di Dante, fu addirittura relegato nell’”Inferno” della Guarneriana. Proprio grazie alle parole di Floramo siamo riusciti a comprendere l’oscurità, ma anche l’importanza di quegli spazi in cui vengono “incatenati” i libri proibiti e a rivivere l’atmosfera medievale. Vagando tra racconti di viaggi, aneddoti di vita e conoscenze in vari ambiti, il professor Floramo è stato esaustivo e coinvolgente, mantenendo un rapporto amichevole sia con gli intervistatori che con il pubblico, al quale è sembrato di essere in teatro ad assistere al suo spettacolo. Un incontro che sicuramente ha segnato una tappa importante nella crescita di ognuno di noi.

Giorgio


Un incontro pieno di vita

“Stupore” è la prima parola che mi viene in mente se penso all’incontro con il professore e scrittore Angelo Floramo. Sono rimasta meravigliata e sorpresa per quello che sono riuscita ad apprendere in così poco tempo: il relatore ha elargito a noi ragazzi consigli di vita talmente importanti che andrebbero custoditi come i tesori della Guarneriana di cui ci ha parlato. Ha rivolto a noi giovani pensieri molto profondi, rivelandoci l’importanza della cultura, una cosa di cui tutti parlano ma a cui davvero pochi rivolgono la giusta attenzione.  La cultura è l’unico strumento che ci può rendere umani ed è per questo che fin da piccoli dobbiamo diventare consapevoli del suo valore.  Ha raccontato del primo giorno in cui ha messo piede nell’antica biblioteca Guarneriana e della ricchezza sensoriale che ha scoperto al suo interno. Grazie alle sue parole ci è stato possibile percepire il profumo di cuoio e di noce, da lui descritto come qualcosa che rimarrà per sempre nella storia. Chiudendo gli occhi sono riuscita a vivere un vero e proprio incontro con il manoscritto che ci ha illustrato. È stato come un incontro con un essere vivente in grado di trasmettermi sensazioni e di raccontarmi la sua storia. Grazie allo scrittore ho capito che non bisogna dare per scontato neppure il nostro respiro perché è l’unica forza in grado di dare vita alle parole che sono elementi fondamentali per far conoscere al mondo chi siamo davvero. A volte ci dimentichiamo di quanto sia importante vivere e invece di farlo ci lasciamo attraversare dal tempo. Il suggerimento del professor Floramo è di ubriacarsi di vita, di fare in modo che ogni respiro che facciamo venga realmente vissuto. Ci ha presentato un piccolo manoscritto, all’interno del quale è presente un’immagine che raffigura la morte in modo elegante, una morte che ci consiglia di vivere intensamente, mentre noi frequentemente non riusciamo a godere delle cose semplici e non riusciamo ad apprezzare la bellezza della nostra esistenza.

Maddalena


Angelo Floramo continua a stupirci con le sue parole e con i suoi aneddoti molto piacevoli da ascoltare e sempre ricchi di insegnamenti. In particolare, mi colpisce il suo discorso sulla vita, la quale è un privilegio che non dev’essere sottovalutato. Il suo consiglioè di fare in modo che la vita sia piena fino all’ultimo respiro. Invece molto spesso noi ci facciamo attraversare dallo scorrere del tempo, vivendo senza vivere, pensando solo ai problemi, rimanendo immobili di fronte alle regole della società. Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che abbiamo circa cento anni da vivere, siamo solo uno schiocco di dita nell’esistenza dell’universo e, invece che goderci la vita che abbiamo, continuiamo a buttarci giù a vicenda quando dovremmo aiutarci per viverla pienamente. Il professor Floramo ci ha raccontato la sua prima esperienza da bambino nella Biblioteca Guarneriana con il suo profumo intenso, con l’odore del legno, della cera d’api e della carta antica. Ci ha spiegato la suddivisione interna dei libri come se fosse un cervello umano, diviso tra la parte logica, la fantasia, la memoria e la parte oscura. Mi ha colpito molto anche la sua attenzione ai dettagli e al valore che dà ad ognuno di questi. Per lui si può proprio dire che “La differenza tra qualcosa di buono e qualcosa di grande è l’attenzione dei dettagli” (Charles R. Swindoll).

Mario


L’incontro con Angelo Floramo è stato assai interessante e coinvolgente. L’aspetto che più mi ha colpito della sua persona è stata la voce, così calda e profonda, con il suo modo di comunicare, capace di affascinarci. Ogni parola pronunciata faceva parte di un grande vortice che sembrava trascinarmi al suo interno e farmi provare le stesse sensazioni ed emozioni che egli stesso manifestava. Per di più, in risposta alle domande che gli sono state poste, ha cercato di trasmettere le sue emozioni, il suo stato d’animo e di certo non si è risparmiato nel fornire consigli di vita. Mi ha colpito particolarmente l’esortazione a non avere paura della morte (gentile ed elegante come appare in un manoscritto) e a non sprecare il proprio respiro. Il professor Floramo ci ha spronati a godere di ogni respiro, a nutrire delusioni e soddisfazioni, a sbagliare, a soddisfare la sete della conoscenza che è insita in noi e quindi semplicemente a dimostrarci essere umani.

Marlena


Incontrare Angelo Floramo è stata un’esperienza che per me sarà difficile dimenticare come sarà difficile dimenticare la passione con cui lo scrittore ci ha parlato di sé, dei suoi libri e del suo amore per la biblioteca Guarneriana, dimostrando il proprio trasporto verso la cultura e la condivisione di essa con gli altri. Infatti, citando una frase pronunciata oggi da Floramo, “anche la più bella biblioteca diventa inutile se dentro di essa non sono presenti delle menti giovani e curiose”. È stato un privilegio avere come ospite nella nostra scuola il professor Floramo, dotato di una cultura ampissima, che con la sua capacità di comunicare non può far altro che catturare l’attenzione di tutti, proprio come è accaduto a noi. Non sarebbe un azzardo ipotizzare che, vista la passione con cui il professore ci ha intrattenuto oggi, sarebbe rimasto con noi a raccontarci della bellezza del sapere ancora per molto tempo.

Matteo


“Quando entro in una biblioteca mi sembra di essere circondato da esseri viventi”. Questa è una frase che mi è rimasta impressa nella mente dopo l’incontro con il professor Angelo Floramo che ci ha dimostrato come i libri possono essere paragonati a delle persone, poiché la pelle che riveste i testi antichi respira ancora, le pagine rilasciano un profumo inebriante che fa venire voglia di leggerli ed ognuno ha una storia da raccontare proprio come noi esseri umani. Mi hanno colpito la passione che lo scrittore ha per i libri e il modo in cui ha cercato di trasmetterci le sue sensazioni. Inoltre mi ha fatto riflettere la sua osservazione che in un mondo frenetico come il nostro è indispensabile fermarsi ogni tanto, respirare e pensare alla fortuna che abbiamo di essere vivi. Mi è piaciuto il suo modo di raccontare facendo trasparire tutta la sua esperienza e la sua intelligenza nel collegare con molta facilità e semplicità argomenti differenti, saltando da un campo all’altro senza problemi e rimanendo sempre coerente e facilmente comprensibile, non annoiando mai il pubblico con la sua simpatia, una dote rara da trovare.

Mattia


Angelo Floramo collabora in veste di consulente scientifico per la sezione antica con la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, un luogo magico nel quale sono conservati libri e manoscritti che ci raccontano la storia antica. Quello che mi ha colpito è stata la sua risposta alla domanda “Lei ha visitato le più grandi e importanti biblioteche di conservazione d’Europa, di alcune delle quali ci racconta le storie ne La sensualità del libro. Ce n’è una che più delle altre ha saputo suscitare la Sua meraviglia e un pizzico di invidia perché vorrebbe vedere uno dei suoi tesori custoditi nella Guarneriana?” Il professore ci ha fatto “entrare” in altre due biblioteche, tra cui quella laurenziana di Firenze che siamo riusciti a vedere attraverso le sue parole. Ce l’ha descritta attraverso le sue sensazioni ed emozioni che siamo riusciti a condividere con piacere.

Oscar


Un incontro formativo

Il professor Angelo Floramo è venuto nella nostra scuola per raccontarci della biblioteca Guarneriana. Ci ha raccontato del suo primo ingresso, che è avvenuto già a sei anni, in quella biblioteca che sarebbe stata fondamentale per la sua crescita e la sua maturazione. Ha spiegato l’importanza della lettura, in quanto ogni libro ha la propria storia e leggere un libro è come incontrare una persona e scoprirne il passato. Ha poi spiegato come ogni biblioteca abbia bisogno di visitatori giovani che possano imparare cose nuove e che ne possano assaporare la storia. In merito a noi giovani ha anche parlato della scuola e dell’importanza di trovare al suo interno una materia o un argomento che ci interessi perché questo ci può aiutare a studiare più volentieri e quindi ad imparare meglio. In seguito si è soffermato sulle grandi scoperte dell’umanità come la relatività scoperta da Einstein, lo studio della luna da parte di Galileo Galilei e la scoperta dell’America di Cristoforo Colombo. La cosa più sorprendente è stata la sua passione nel racconto, quasi come se avesse vissuto quelle esperienze in prima persona. Ha usato l’esempio della mela proibita di Adamo ed Eva per spiegare che l’uomo vuole sempre avere ciò che non possiede e che gli viene proibito di ottenere. Ha motivato noi studenti a vivere appieno le nostre vite e a goderne fino in fondo senza avere paura dei giudizi degli altri.

Riccardo


“Il monastero non aveva neanche l’elettricità”. Il racconto di un viaggio nel 1988 del professor Floramo in un monastero della Boemia mi è rimasto in mente e mi ha colpito come la sua passione per la storia e per la storia dei libri lo abbia portato in un Paese, oltre la cortina di ferro, così difficile da raggiungere. Del resto si capisce dalle sue parole quanto amore provi per le biblioteche e i loro segreti e quanto gli interessi la loro storia. Chiunque, a sentirlo parlare, direbbe che è uno scrittore: abbellisce i suoi discorsi con descrizioni di sentimenti, cose, spazi in modo da farli apparire nella mente dell’ascoltatore senza che questo debba fare niente. Al professor Floramo piace parlare, è un buon oratore attento ai dettagli tanto che, quando ci ha descritto il suo libro preferito custodito nella Guarneriana, un libretto molto piccolo, non si è lasciato sfuggire, nel parlarne, anche alcuni dettagli macabri della sua creazione in quanto esso è stato confezionato con la pelle del feto di un agnello.

Roberto


Dialogare con il professor Angelo Floramo è stato molto interessante nonostante si trattasse di un tema che di solito non riesce ad attirare la mia attenzione, dato che non siamo abituati a confrontarci con i vecchi manoscritti custoditi nelle biblioteche. Il suo modo di relazionarsi con noi studenti è stato molto semplice e diretto, il suo intervento, ricco di descrizioni sensoriali e di gesti che riuscivano a trasmettere pienamente quello che voleva fare intendere, ci ha permesso di entrare con l’immaginazione nella preziosissima biblioteca Guarneriana e di vedere tutte le opere disposte sugli scaffali con il profumo di carta e di legno. Il professor Floramo ha dato prova di una mentalità molto aperta e di grandi conoscenze, specialmente sul Medioevo, ma si è rivelato anche capace di trasmettere questa sua passione. Mi ha colpito specialmente una frase che ha pronunciato all’inizio del suo intervento, che non riguarda il tema affrontato, ma proprio per questo fa capire che l’autore non vuole solo parlare di argomenti in cui è particolarmente competente, ma che approfondisce anche degli aspetti che potrebbero essere definiti “più vicini a noi”: “mai tornare in posti che ci hanno regalato emozioni tanto grandi”. Queste parole mi hanno fatto riflettere sul fatto che spesso cerchiamo di rivivere dei ricordi che troviamo particolarmente significativi, ma che poi rimaniamo delusi perché, provando a rivivere quelle situazioni, esse non ci colpiscono come la prima volta. Il tempo trascorso con il nostro relatore ci ha permesso di passare dai manoscritti antichi alle biblioteche che racchiudono grandi tesori fino a parlare di scuola e di metodi di insegnamento. Avremmo voluto trattenerlo per parlare ancora e proprio per questo spero di avere l’occasione di partecipare a un altro incontro con lui.

Sara


Se dovessi trovare un aggettivo per definire l’incontro con il professor Angelo Floramo, direi sicuramente “coinvolgente”. Infatti, grazie alle sue risposte esaustive, al racconto di aneddoti curiosi ed esperienze personali, il relatore è riuscito a dare vita ad un confronto piacevole ed intrigante. Mi ha colpito molto il modo in cui si è relazionato con noi, ci ha trasmesso molti messaggi e insegnamenti che a volte sono difficili da far capire, soprattutto a noi giovani, ma con parole semplici e chiare lui è stato capace di farlo. Ho trovato sorprendente come sia riuscito a collegare il racconto del suo libro preferito presente nella biblioteca Guarneriana con un tema importante come quello del valore della vita, su cui poi ha sviluppato varie considerazioni di grandissimo rilievo. Un’altra riflessione del professor Floramo, che mi ha particolarmente fatto pensare, è sull’importanza della “sete di conoscenza che rende inquieti”. Ci ha ricordato che, per conoscere ed esplorare nuove cose, la strada non è sempre facile e molto spesso ci capita di errare, ma quando riusciamo ad arrivare a ciò che desideriamo la bellezza di quella sensazione ci ripaga di tutti gli ostacoli e le fatiche affrontate. Sfortunatamente il tempo a disposizione non è stato molto, in più grazie alla leggerezza delle parole di Angelo Floramo è passato ancora più in fretta. Per questo in futuro mi piacerebbe molto avere la possibilità di incontrarlo di nuovo e di ascoltare i suoi incantevoli racconti.

Sofia M.


Un linguaggio caldo e ricco di parole coinvolgenti ci ha guidato in un viaggio nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli. Attraverso le sensazioni che il professor Floramo è riuscito a trasmetterci ci è sembrato di essere al suo interno, travolti dall’odore di legno, cera d’api e cuoio.

Su uno scaffale un piccolo tesoro, che si distingueva dagli altri, racchiudeva tra le sue pagine morbide e fragili tanti antichi segreti.

“Ubriacatevi di vita”: queste sono state alcune delle parole che mi sono rimaste più impresse, parole che ci portano a riflettere su come dovremmo imparare ad apprezzare ogni singolo momento della nostra vita.

Sofia V.


L’incontro con Angelo Floramo è stato molto interessante per diversi aspetti: il professore ci ha raccontato della biblioteca Guarneriana, ma non solo, ci ha anche parlato dell’importanza della cultura, dei libri e delle sensazioni che essi ci trasmettono. Quando ha iniziato a descrivere le biblioteche che preferisce, si è soffermato molto sull’ambiente e sulle sensazioni, sottolineandone l’importanza; lo stesso ha fatto anche quando ci ha parlato della disposizione dei volumi. A questo proposito, in riferimento ai libri proibiti ci ha descritto una biblioteca strutturata seguendo quella che si pensava fosse la struttura del cervello umano e, spiegandoci la tipologia di libri che si trovano nelle diverse aree, si è soffermato su quella che ha definito la “zona oscura” del cervello umano dedicata a incubi, paure e più in generale al male, che nella biblioteca corrisponde alla zona in cui sono conservati i libri proibiti, tra i quali sono inseriti volumi di alchimia, di stregoneria, di chiromanzia, ma anche il Tresor di Brunetto Latini, opera enciclopedica di cui il professor Floramo ci ha parlato perché presente nella biblioteca Guarneriana. Ciò che mi ha colpita maggiormente è l’attenzione che Angelo Floramo ha dedicato ai particolari e alle sensazioni nel descrivere i libri e le biblioteche.

Teresa


Un viaggio assieme ad Angelo Floramo

L’incontro con Angelo Floramo per me è stato un po’ diverso dal solito perché ho avuto l’occasione di essere una dei tre intervistatori. Inizialmente avevo un po’ il timore di sbagliare qualcosa, ma quando il nostro ospite ha cominciato a parlare non ho più avuto modo di preoccuparmi di nulla. In sole due ore è riuscito a farci fare un bel viaggio all’insegna della cultura. Mi è piaciuto molto quando ci ha parlato delle due biblioteche di conservazione da lui preferite. Ho avuto la sensazione di essere lì in quella biblioteca nascosta a Firenze e, dopo qualche secondo, mi sono trovata tra alcuni monaci in Boemia a gustare quei biscottini al miele di cui il nostro relatore ci ha parlato. È incredibile come Angelo Floramo riesca a far provare al suo pubblico tante sensazioni semplicemente attraverso le parole. Anche se oggetto dell’incontro era il suo libro, La Guarneriana Segreta, il professore è riuscito a proporci alcune tematiche di interesse comune come l’importanza dello stupore, della fantasia e ancor di più della curiosità. Alla fine Angelo Floramo ci ha semplicemente ricordato quanto sia importante “non perdere nemmeno un respiro della nostra vita”.

Veronica


Le foto di Mattia

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