Le bellissime riflessioni dei ragazzi sull’incontro con Angelo Floramo

Diverse angolazioni
Un pasto le cui portate corrispondano a diversi volumi: questo è il sogno più recondito dello scrittore Angelo Floramo. O forse non è neanche il caso di chiamarlo così e, proprio per la sua peculiarità, sarebbe da coniare un nuovo termine che gli calzi a pennello. Il termine che forse può esprimere meglio la sua idea di libro è sommelier, un paradosso se pensiamo al mero uso del libro. Proprio il suo approccio alla lettura mi ha colpito nel profondo, in quanto riesce ad andare oltre la pura facciata con cui ci vengono presentati i libri, quasi proponendoci un ossimoro del metodo tradizionale. I suoi libri sono “vivi”, rappresentano il suo essere e il suo stile di vita. Mi riconosco a volte nel suo modo di pensare, sebbene io non sia un gran lettore, però mi capita, sfogliando un libro, di sentire qualche granello di sabbia e di ritornare, seppur mentalmente, al mare. Ogni libro è una portata che va gustata, il primo impatto è decisivo ed è determinato dalla vista; il tatto fa il secondo passo decretando la qualità di una copertina, il tipo di carta selezionato dall’editore. Ogni elemento posto in un determinato ordine fa si che nasca un piatto dalla bellezza unica. Infine l’olfatto può recuperare lontani ricordi di luoghi ancor più remoti e ci restituisce vecchie fragranze ormai dimenticate.

Un grande ringraziamento va quindi ad Angelo Floramo che, con la sua disponibilità e il suo animo scherzoso, è riuscito a farci vedere il mondo da un’angolazione diversa, quando ormai ci stiamo abituando a considerate la prima cosa che ci viene proposta come la verità assoluta.

Giorgio

L’allegoria nascosta del libro

Angelo Floramo, scrittore ed insegnante, ci ha offerto sicuramente molti spunti su cui riflettere. Quello che mi ha colpito maggiormente è stato il valore che lui attribuisce ai libri. Sostiene, infatti, che, per vedere a 360° la bellezza di un libro, ci sia bisogno di fisicità: occorre annusarlo, accarezzarlo per leggere ciò che effettivamente non può essere scritto a parole come se ciascuno di essi nascondesse un significato allegorico. Lo scrittore, con “La sensualità del libro”, cerca di farci capire che i testi non sono solamente oggetti destinati a riempirsi di polvere in una qualunque libreria, ci dice che ognuno di essi ha un’anima immortale, che con un po’ d’attenzione ciascuno di noi può notare e sicuramente apprezzare. Floramo, essendo anche un consulente scientifico di libri antichi, ci ha raccontato alcuni episodi interessanti riguardo la sua esperienza “a tu per tu” con vecchi manoscritti. Per lui è stato affascinante scoprire che alcuni di essi contengono segreti che attendono di essere portati alla luce, mentre altri sono bloccati da catene che devono essere ancora spezzate. La conferenza è stata molto interessante, ma soprattutto non mi ha lasciata indifferente. Penso proprio che d’ora in poi, quando leggerò un libro, non sarò più da sola, ma saremo in due, l’uno ad alimentare la fiamma dell’anima dell’altro.

Veronica

Pur non essendo un amante dei libri, ritengo che l’intervento di Angelo Floramo sia stato tanto rivelatore quanto emozionante. Il tipo di conferenza in sé, come tipologia, è stata estremamente diversa ed altrettanto stupefacente. Al di là dei temi che ha trattato, punti di riflessione sicuramente toccanti, la cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la sua esposizione. È stato bellissimo il modo in cui ci è stata trasmessa la sua passione attraverso un dialogo di una semplicità incantevole. Il tono amichevole e tranquillo che aveva nel parlare di questioni sia esistenziali sia personali mi ha fatto sentire più vicino al suo mondo meraviglioso. La sua passione traspariva da ogni sua espressione facciale e dalla leggerezza dei suoi racconti. Questo può solo testimoniare come tutto ciò di cui Angelo Floramo ci ha parlato derivi da un grande amore per i libri e per la vita. Sembrava di avere di fronte un amico intimo che ci racconta delle storie in confidenza cercando di farci riflettere su alcuni aspetti della nostra vita: ne è un esempio sicuramente l’indimenticabile suo pensiero sull’umanità. È riuscito a lasciarci “un dono”, una parte di sé, della sua esperienza. Questo per me è stato

impressionante e non posso fare altro che ringraziarlo per tutte quelle sue parole piene di passione, libertà, leggerezza ed amore. Un dono speciale, qualcosa “che ha reso il mondo un po’ più bello”.

Tommaso

“Ci dimentichiamo di porgere il giusto tributo al libro in sè”.

Angelo Floramo ha iniziato l’incontro con questa frase e ci ha raccontato il suo rapporto con i libri, un rapporto quasi umano, che arriva fino alla “sensualità”.

La sua passione, secondo me, è molto rara, poiché non si limita al contenuto del libro o all’autore che lo scrive, ma riguarda il libro stesso. Lui dice che il libro dev’essere assaporato con tutti i sensi, ci spiega che non sfoglia le pagine come tutti farebbero normalmente, ma le accarezza, le ascolta, si fa perfino trasportare dal loro profumo e in qualche modo trova in essi anche un sapore.

Chiamarla passione sarebbe riduttivo a parer mio. Questo è vero e proprio amore.

Mario

L’incontro con Angelo Floramo, insegnante di lettere, autore di numerosi saggi e articoli specialistici sul Medioevo, collaboratore della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli, è stato molto accattivante e coinvolgente. Egli, infatti, è riuscito a trasmettere il suo forte amore per la lettura, che va oltre la semplice passione. Non ho mai conosciuto una persona che provi così tanto amore per ciò che fa e per quello di cui si occupa. Mentre Angelo Floramo rispondeva alle domande e raccontava alcune delle sue esperienze, si riusciva a percepire che questo suo sentimento non ha limiti. Ciascun particolare del libro lo affascina e lo incanta, facendolo innamorare di ogni singolo particolare, di ogni singola imperfezione e di ogni singola pagina. Spero di riuscire ad appassionarmi a qualcosa allo stesso modo e con lo stesso amore con cui Angelo Floramo si rapporta con la lettura.

Elena

Dell’incontro con Angelo Floramo mi ha colpito soprattutto il grande trasporto con cui lo scrittore ci ha parlato dei libri, specialmente di quelli antichi.

Ha fatto trasparire anche le sue caratteristiche di insegnante, un insegnante molto innovativo e appassionato, che penso trasmetta molto efficacemente tutto il suo amore per la cultura.

Alcune parti del suo discorso mi hanno fatto pensare alla giornalista che avevamo precedentemente incontrato, Antonella Napoli, per la loro visione comune del mondo, fatto di ponti e non di muri, e a questo proposito mi ha fatto sorridere il paragone della carta d’identità di un paese europeo con “i bagigi di Superpippo”, che ci fanno sentire supereroi intoccabili.

David

Dei vari argomenti e delle storie che Angelo Floramo ci ha raccontato due mi hanno particolarmente incuriosito. Nella biblioteca Guarneriana, una delle più antiche biblioteche pubbliche d’Italia situata a San Daniele, è successo varie volte che delle ragazze in un punto della biblioteca, in cui vengono conservati i tomi antichi, svenissero e così è nata una leggenda legata al luogo. Poi all’interno di un libro del 1700 ha trovato una busta contenente un ciuffetto di capelli legato con un nastro rosa, cosa molto inquietante e insolita. È importante dire che questa storia non è cosi conosciuta a San Daniele,

però è molto curioso che qualcuno abbia messo li quei capelli. Un’altra cosa che ha attirato la mia attenzione è il racconto di quando molti anni fa, per cercare un manoscritto antico, è dovuto andare in un convento in Cecoslovacchia in cui i frati non sapevano l’inglese e lui per comunicare ha utilizzato il latino. Credo che questa sia la prova che il latino è utile anche al di fuori del percorso scolastico.

Francesca G.

Durante l’incontro con Angelo Floramo, scrittore e docente di materie letterarie a Gemona.

si è parlato principalmente del suo libro pubblicato nel 2019 “La sensualità del libro”.

Lo scrittore ha indubbiamente un rapporto magnifico con i libri, che vengono paragonati ai due bisogni primari dell’uomo che vengono innalzati a piaceri: il cibo e il sesso.

Tutti i libri, i quali sono una costante nella vita quotidiana di Angelo Floramo, hanno una propria identità. L’autore vuole che le pagine dei libri “siano accarezzate, il loro dorso sfiorato come se fosse una costola” ed è molto importante apprezzare il loro profumo perché ogni libro può rivelare qualcosa di diverso ed affascinante. In questi anni ero solito leggere i libri più per dovere che per piacere. Ogni libro che concludevo veniva messo da parte e mai più rispolverato oppure non usavo farne un accompagnamento per le mie giornate, non sfruttando così tutta la ricchezza che un libro poteva darmi.

L’incontro di oggi mi ha fatto riflettere sulla superficialità con la quale affrontavo la lettura e questa consapevolezza di sicuro farà migliorare il mio rapporto con i libri.

Andrea

Ormai, negli ultimi anni, essendosi sviluppate molte tecnologie i libri sono stati un po’ messi da parte e dimenticati. Le generazioni di oggi preferiscono navigare su internet, guardare film o stare sui social media piuttosto che leggere un libro.

Angelo Floramo, con le sue parole, ci ha fatto riflettere su questo argomento, perché, come dice lui, il libro è un essere vivente: ha un suo odore, ha un suo colore e ha delle emozioni che poi trasmette al lettore. Il libro non è solo un pezzo di carta da sfogliare, ma è un vero e proprio viaggio ricco di sensazioni, da leggere in qualsiasi momento e da conservare nel tempo; infatti, come ci ha raccontato Angelo Floramo, a distanza di anni o addirittura di secoli il libro può conservarsi, ma anche nascondere segreti, lettere d’amore, dediche, appunti, pensieri…

Penso proprio che questo incontro ci abbia fatto venire voglia di prendere in mano un libro e di leggerlo soprattutto per scoprire i suoi segreti e i suoi enigmi.

Sofia M.

Angelo Floramo è un insegnante delle superiori, scrive libri ed è consulente scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele. Nel corso dell’incontro sono stati trattati diversi temi, tutti molto interessanti, ma alcuni di questi mi hanno fatto riflettere più degli altri. Una cosa che ho capito subito è la passione che Floramo nutre per il suo lavoro di insegnante e di consulente all’interno della biblioteca. Infatti è felice di poter dialogare con le nuove generazioni e di poter trasmettere loro il piacere del sapere, che paragona ad una torcia accesa che si spegnerà prima o poi, ma che può accendere molte altre torce. Una frase che mi ha colpito è: “Chi ama bruciare biblioteche e distruggere ponti, ama anche costruire muri”. Ciò spiega la correlazione tra libertà di pensiero e libertà vera e propria, in più evidenzia la pericolosità della distruzione dei libri, fonte fondamentale del sapere.

Angelo Floramo ci ha dimostrato l’amore che prova per i libri antichi, ma anche per i libri in generale. Ce ne ha parlato ricordando la storia di suo padre, profugo in Italia nel periodo del Fascismo, e anche il rapporto che egli stesso ha con gli antichi manoscritti propriamente “vissuti”, non solo letti.

A confermare ulteriormente il legame dello scrittore con i libri, oltre che con gli scrittori, Floramo ha mostrato, durante la conferenza, un piccolo libro di testo del 1700 e ci ha parlato della sua affascinante storia, ma anche dei suoi profumi. Assistere a degli incontri come questo non può che essere un arricchimento della propria persona e, visto che come ospiti ci sono persone di grande cultura e spessore, mi auguro di poterne ascoltare molti altri.

Matteo

Un linguaggio espressivo, caldo e coinvolgente, volto a descrivere un rapporto intimo, quasi sensuale con il “libro”. Così lo scrittore Angelo Floriano ha manifestato tutto il suo amore verso quella misteriosa creatura di carta ed inchiostro, ne ha descritto la fisicità e la materialità, soffermandosi con particolare attenzione sulle sensazioni tattili, olfattive e uditive che la carta stessa può trasmettere. Tra storie tramandate ed esperienze personali, tra odori e profumi di antichi manoscritti, Angelo Floriano è riuscito a dare vita ad un’atmosfera quasi incantata in grado di esprimere ed insegnare il suo amore verso i libri.

Simone

Dall’incontro con Angelo Floramo è emersa la sua grandissima passione per i libri che è grande a tal punto da paragonarli a delle persone: infatti hanno un proprio odore e il rumore della carta che si sfrega con le dita sono la loro voce. Lo scrittore prende degli appunti, scrive qualche frase, fa delle “orecchie” e si segna delle pagine con qualche contenuto particolare o interessante. Inoltre è solito mangiare o bere mentre legge e, quando dopo anni va a riaprire un vecchio libro, ritrova sempre delle briciole o alcune macchie che gli ricordano il momento in cui lo stava leggendo.

Penso che, raccontando questa sua grande passione, Angelo Floramo abbia incuriosito molti dei presenti, anche non lettori, avvicinandoli alla lettura, verso la quale le nuove generazioni non dimostrano grande interesse.

Mattia

Un libro vecchio ritrovato nella soffitta per me contiene solo un paio di pagine riempite di frasi per non sprecare nemmeno uno spazio bianco, rovinate dal tempo e con qualche segno di usura, senza alcuna immagine, un disegno o una copertina colorata, che spesso raccontano una realtà completamente diversa dalla mia, incentrata sulla tecnologia e sui contenuti digitali. Per Angelo Floramo, scrittore e insegnante friulano, non è affatto così: il libro, specialmente quello antico, è uno scrigno di emozioni e può racchiudere ricordi, segni della vita quotidiana, vecchi appunti scritti dalle persone che l’hanno avuto precedentemente. Lo scrittore riesce a esserne coinvolto, “entrando” nel mano-scritto, a tal punto da instaurare con esso quasi un rapporto di intimità. Per lui è possibile sentire il respiro del libro soltanto sfogliando le sue pagine, riscoprire emozioni nascoste nei bigliettini inseriti in mezzo, dal profumo delle pagine, dalla macchia di sugo sulla copertina. Oggi il libro è trascurato rispetto ai contenuti digitali, decisamente più comodi poiché facilmente scaricabili da internet, come anche la biblioteca, anch’essa ricca di emozioni sensoriali, a partire dallo scriocchiolio del legno fino al silenzio e al profumo di libri vecchi che non vengono aperti e fatti “respirare” da troppo tempo, mentre una volta era molto frequentata specialmente dagli studenti.

Sara

Angelo Floramo ci ha presentato “La sensualità del libro”. Ha iniziato a raccontarci dei motivi per cui l’ha voluto scrivere, di vari tipi di libri che sono custoditi nelle biblioteche, così fragili che, anche se sfogliati con la massima cura, rischiano di essere danneggiati e allora, per far sì che questo non accada, bisogna far scivolare la mano fin sul centro della pagina e lentamente girarla, proprio come una carezza. Ci ha raccontato che, quando andava in biblioteca per i suoi studi e richiedeva un libro antico per poterlo analizzare, spesso enorme, lo abbracciava come se fosse una persona per poterlo portare in giro, per poi finalmente aprirlo su un tavolo e iniziare a sfogliarlo. La cosa che più mi ha colpito è stato quando ha tirato fuori un Cicerone del ‘700. Era in pessime condizioni, la copertina illeggibile era attaccata per miracolo ed aveva pagine dal colorito giallo, tipico dei libri vissuti. Al suo interno c’era una poesia d’amore scritta probabilmente da un ragazzo della nostra età per la sua amata che forse non avrà mai ricevuto questa poesia. Per un momento è stato come se quel ragazzo che trecento anni fa scrisse una poesia d’amore fosse stato lì con noi. Quel ragazzo è stato ricordato grazie ad un pezzetto di carta, perché in fondo una traccia che lasciamo dopo essercene andati è nei libri.

Un buon libro dovrebbe lasciare decisamente esausti al termine. Si vivono diverse vite durante la lettura. (William Styron)

Francesco N.

L’incontro è stato molto positivo e piacevole, almeno per me, che ho provato ammirazione per il nostro ospite. Ciò che mi ha colpito è stato proprio vedere il modo in cui si esprimeva quando parlava dei libri, questi oggetti che ci sembrano inanimati, ma che in realtà dovrebbero essere solo scoperti più a fondo, assaporati pagina per pagina e si dovrebbe creare una sorta di intimità con essi: “una parte di noi entra nel libro e una parte del libro entra dentro di noi”. Queste sono le parole di Angelo Floramo, il quale ci invita ad abbracciare e a far nascere una passione tra noi e il libro, in modo tale che esso ci comunichi sensazioni.

Marlena

Floramo è riuscito a mantenere un livello di attenzione molto alto anche rispetto ad altri scrittori che abbiamo incontrato. Grande scrittore, relatore e persona vera, molto legato e affezionato alla sua storia e, in generale, alla storia dell’umanità… bravo anche a cantare! Ha saputo sempre tenere vivo l’incontro, con risposte semplici ma molto esaustive e ricche di signi-ficato. Nonostante le molte e interessanti parentesi fatte portando esempi personali per raccontare le sue esperienze, è sempre riuscito a rimanere sul pezzo senza mai uscire dal contesto.

Matteo M.

Angelo Floramo ha esposto in maniera molto coinvolgente tutto ciò che è possibile trovare all’interno di un libro sia antico o recente, famoso o quasi sconosciuto, come dice nel suo ultimo romanzo ”La sensualità del libro”.

Partendo dalla copertina di un romanzo si possono intravedere segni o rilievi che ci rimandano a ricordi passati riguardanti momenti ed emozioni della nostra fanciullezza. All’ interno del libro il tatto e l’olfatto possono ispirarci e guidarci verso quella che è stata la presunta storia di quel romanzo, dai profumi esotici alla carta più spessa ed ingiallita. Tutto il resto lo fa la storia, pronta a rapirci con avventure, paesaggi e personaggi, che solo nei sogni possiamo rivivere. Come ha ricordato Angelo Floramo, la storia di un libro è una chiave di un messaggio che non possiamo tenere nascosto dentro di noi o, come accadeva nel Medioevo, arginare dalla possibilità di lettura della società, bensì è necessario divulgare e condividere i contenuti anche con coloro che hanno religioni e culture diverse dalla nostra, in quanto soltanto dopo aver recepito ciò che un libro vuole trasmettere ognuno di noi può trarre le proprie conclusioni.

Matteo S.

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