Maurizio Mattiuzza con gli studenti del “Duca degli Abruzzi”

“Vite, speranze e masserizie a cui Mussolini aveva dato il peso di quel qualche migliaio di morti necessari a far sedere l’Italia tra le grandi nazioni del mondo. Una nazione che sprofonda in una disfatta annunciata e spedisce i suoi soldati a ricacciare i morti nelle tombe. Una nazione imbrogliata”.

Nazione che grazie al romanzo storico “La Malaluna” di Maurizio Mattiuzza ripercorre non solo la macrostoria del secolo scorso, con le guerre, le nuove ideologie politiche e la povertà, ma analizza con un’incredibile attenzione, che noi definiremmo quasi intima e intrisa di amore e rispetto, quella che è stata la storia della famiglia Sbaiz. Una famiglia, in questo caso friulana di lingua slovena che come molte altre ha lottato per essere ciò che era, in un luogo e periodo storico che voleva tutti arresi, annullando brutalmente ogni diversità, ma soprattutto l’importanza di essere se stessi, diritto che l’autore sente molto vicino, in quanto questo romanzo nasce dai racconti del suo stesso bisnonno.

Poter confrontarsi con un artista, un poeta o uno scrittore è sempre una grande occasione e poterlo fare con Maurizio Mattiuzza è stata una bellissima opportunità che ci ha dato modo di riflettere su temi che al giorno d’oggi diamo purtroppo per scontati. Si è parlato soprattutto di lingua, in particolare di quella friulana, che ormai assieme a molte altre rischia di essere dimenticata, in quanto talvolta gli stessi genitori rinunciano ad insegnarla ai figli (salvo eccezioni, come ha sottolineato l’autore). Ciò però significa dimenticare l’importanza che c’è nel portare avanti una cultura, una tradizione che risale ai nostri più antichi parenti e per cui loro hanno lottato duramente al fine di mantenere una propria individualità o forse diversità che li ha distinti e allo stesso tempo esclusi, non facendoli sentire parte della comunità. L’autore ci racconta quindi un passato che si riversa sul presente, insegnando l’importanza degli affetti, delle parole e dei gesti più semplici, che nella società di oggi vengono sminuiti o, nel caso delle parole, usate a sproposito, soprattutto sui social, dove un “ti amo” e “ti odio” vengono detti così spesso da annullarne quasi il significato.

Innocente Stefania, Masseni Riccardo, Paulin Giorgia

Giassico, 19 settembre ‘20

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